


Cavolate & Affini
... l'accollo non è un istituto giuridico...
e, dulcis in fundo, il mio proverbiale disordine
La kapra: animale dalla vista molto acuta e vede così bene da lontano che, se improvvisamente scorge uomini che camminano in un’altra regione, riconosce subito se sono cacciatori o semplici viandanti. Essa ama vivere su monti altissimi e pascolare nelle convalli.
Isidoro di Siviglia (VII sec. dC), nell’Ethymologiae afferma che il nome capra deriva dall’azione di brucare (carpendis) l’erba, altri, invece, ritengono che sia così chiamata dallo strepito (crepitu) caratteristico delle zampe o dalla scelta di vivere in luoghi molto impervi. Il nome greco di questo animale è dorcon.
Il suo sguardo è feroce e quando le si avvicina qualcuno, sa capire subito se può fidarsi o se sia meglio fuggire lontano.
L’acutissima vista della capra è paragonata a quella soprannaturale di Dio che vede tutti coloro “che esistono, che sono esistiti e che esisteranno. Egli vede vicino e lontano, conosce tutti gli uomini e tutte le loro azioni, ciò che hanno fatto, che fanno e che faranno”; il Signore prevede e conosce in anticipo ogni pensiero azione o parola che nasca nel cuore dell’uomo.
La capra è assimilata a Cristo per la vita ch’egli condusse sulla terra: quando Gesù predicava e “parlava nobilmente lo udivano gli uomini onesti che agivano secondo rettitudine”. Così le persone rette ed oneste sono alte come monti, se immaginiamo i monti come sinonimi della virtù in cui Dio ama pascolare. Nel Fisiologo latino “gli altissimi monti”, sono i profeti, gli apostoli ed i patriarchi e le “convalli”, dove la capra – Gesù ama pascolare e brucare, sono perciò le chiese, edificate in ogni luogo nel mondo. Infine, come la capra riconosce da lontano gli inganni dei cacciatori, così anche il Signore previde e seppe in anticipo che Giuda lo avrebbe tradito e gli disse perciò “con un bacio tu tradisci il figlio dell’uomo” (Lc. 22, 48)